A Milano le donne di Caria incontrano le loro discendenti. Dopo gli angeli caduti, i palazzi celesti, la cabala, le bianche signore dell’antichità, Kiefer incontra le alchimiste in 42 teleri dedicati a donne che hanno dato i natali alle scienze (ma forse pure alla mistica). Nel 1943 le bombe alleate avevano mutilato – quasi cancellato – i corpi delle 40 donne di Caria: nemmeno loro potevano più sorreggere la balconata di quella sala reale.
Così, anche questa volta, per Kiefer la costruzione parte dalle rovine. Come quando da bambino giocava coi detriti di guerra - mattoni, calcinacci e tutto quel che rimaneva nella Germania post-bellica – anche stavolta Kiefer gratta, scava, sovrappone, incide, inonda, infiamma, trasforma. Non lo capisci alla prima occhiata: sono tele, eppure potrebbero essere pietre, come le Cariatidi. E i teleri che ritraggono le alchimiste si fanno, essi stessi, laboratori misteriosi. Piombo, zolfo, ossidi, oro, fiori, petali, foglie, cenere si trasformano sotto la fiamma ossidrica. Dalla materia, non dal pensiero, affiorano i corpi e i volti e le mani e i piedi. Ma pure affiorano, dalla morte, la natura, le erbe, la vita. Kiefer diventa l’Angelo di Benjamin: sulle ali gli soffia forte il vento, ma lo sguardo è rivolto all’indietro, verso un cumulo di rovine. Ed è proprio da quelle rovine che emergono donne che, per lo più, non conoscevamo. Medichesse, sapienti, visionarie, filosofe, regine, speziali, mistiche, astronome, chimiche, scrittrici: custodi di un sapere e di una forza inattuali, fate morgane che prevedono il passato tuffandosi nel futuro.





