domenica 18 agosto 2024
Le Svalbard e il nord, o della gioia dell'essere smentita
domenica 11 agosto 2024
La tenda rossa: Nobile, Amundsen, Ugo Lago e gli altri
La tenda rossa per me è la tenda della mia amica Tiziana, che su questa cosa studia e lavora da un pezzo. Quassù la tenda però è una metafora, un pezzo di storia artica, una sconfitta e un limite che si son fatte leggenda. Ma le storie laterali legate al dirigibile Italia guidato da Nobile (che si schiantò dopo aver raggiunto il polo nord nel maggio del 1928), son quelle che in questo caso - o forse come sempre - mi hanno asserragliata di più.
Perché se alla ricerca di Nobile e della cagnetta Titina son partite sette nazioni, prima tra tutte la Norvegia del nemico/amico Amundsen, nessuno mai si mise sulle tracce di quella metà di dirigibile (quella del pallone/involucro per intenderci) che era volata via con a bordo sei persone. Tra i sei c’era anche un giornalista siciliano, Ugo Lago, che come mostra un documento esposto al Polar Museum di Longyear non era stato assicurato (e la sua testata, il Popolo d’Italia, protestava per questo). Insomma, se Nobile andava riportato a casa a ogni costo perché il premio assicurativo da pagare se no sarebbe stato una catastrofe, per gli altri naufraghi del cielo artico ci furono ben altri trattamenti.
Ugo, tra le altre cose si premurava pare di far mangiar bene i compagni e di non perdersi un dettaglio di quella agognata spedizione. Era un romantico, come racconta la lettera che indirizzò ai genitori e a Dora (sua moglie forse? La fidanzata? La sorella?) e il suo viaggio al nord era sulle tracce dei grandi esploratori e delle storie che portavano con se’. Ugo era amico di D’annunzio, Trilussa, Petrolini, Marinetti. Il suo posto sul dirigibile lo aveva “vinto” giocandoselo a testa e croce col giornalista del Corriere Cesco Tommaselli, qui e lì erroneamente segnalato come presente sull’Italia e sopravvissuto alla tragedia, ma così non fu: Cesco sul dirigibile non era proprio presente per scelta di Nobile che per alleggerire il carico all’ultimo concesse il posto a un unico reporter. Insomma, la storia della tenda dipinta di rosso con fiale di fucsina (utilizzata al tempo come una sorta di altimetro sulla base dei minuti di caduta sul suolo candido) ha infiniti rigagnoli ancora tutti da scavare. E molte cose il pack artico probabilmente le deve ancora rivelare. Nascoste nel permafrost, come ci ha insegnato pure True Detective.
sabato 10 agosto 2024
Le pioniere delle Svalbard
Storie di pioniere su alle Svalbard se ne trovano moltissime. Non solo i musei, come da indicazioni dell’Icom, ma anche negozi e ristoranti e segnaletica stradale ne raccontano pezzetti. Per non scordarle, me ne sono annotati alcune:
I volti delle Svalbard al Nordover
I volti delle Svalbard raccontate da tre generazioni. Per la mostra del Nordover, che fa parte dei musei d’arte del nord, Eva Grøndal ha recuperato migliaia di fotografie dei genitori Herta e Leif Grøndal, scattate dagli anni ‘50 agli anni ‘90 tra i minatori delle isole e le ha riportate a vita tornando in quei luoghi e tra quelle genti per guardarli di nuovo e rifotografarli daccapo. Accompagna la visione la musica creata dalla terza generazione, quella della figlia di Eva, Aggie, che ha composto i suoi brani intrecciando e registrando i rumori e i suoni naturali e umani di Longyearbyen, Pyramiden e dintorni.
giovedì 8 agosto 2024
Pyramiden, l'utopia socialista alle Svalbard
Nell’utopia artica di Pyramiden. Per l’esplorazione nell’antica città di minatori russi, son partita convinta di trovarci un sacco di storie di fatica e lavoro. E infatti ci sono entrambi. Eppero’, illuminata dalla giornata tersa, dal ghiacciaio azzurro che la fa risplendere a vita e dalla cura impressionante con cui è stata costruita, Pyramiden racconta pure un’altra storia.
Una storia proprio diversa. Quella di un’utopia socialista che ha tentato, nel luogo più remoto tra le terre abitate, di costruire una città sogno dove lavorare, certo, ma pure vivere in comunità, organizzare gare di nuoto, andare al cinema, assistere a spettacoli teatrali, frequentare il centro culturale, giocare a basket, fare politica, dedicarsi all’arte, pranzare e cenare tutti insieme in sale finemente decorare.
Era così che i minatori si convincevano a lasciare la Russia e trasferirsi qui con le proprie famiglie. Si trasferivano in un simbolo, traslocavano nell’ideale di qualcosa che in Russia non pareva ancora realizzabile. Loro pure, pare dalle tante fotografie del tempo, a questo sogno credevano. Ora quasi tutto è in abbandono, anche se Igor, la nostra guida, ci spiega che qui vivono ancora 25 persone e hanno un piccolo albergo, una caffetteria, Internet, il loro quotidiano (“la nostra non è una città fantasma e non è in tende che viviamo”, ci tiene a dire mentre a spalla tiene il fucile perché anche qui siamo fuori dalla safe zone e gli orsi bianchi abbondano e spesse volte scendono a far incetta di provviste). Pyramiden è luogo russo. Per questo la Norvegia ha valutato un boicottaggio soft dall’inizio della guerra. Ma gli operatori di Longeryearbayen lo han rifiutato e hanno ribadito che quassù, siano russi, norvegesi o quel che sia, le nazioni stanno quasi a zero visto che di fronte all’artico c’è una fratellanza in sopravvivenza che, per forza di cose e senza troppa retorica, i confini li deve inevitabilmente sfondare. Duemila anime in totale, 50 diverse nazionalità. Se arrivi qui, la tua scelta è già estrema di suo. E, come ci indica Igor (orgoglioso mi pare, anche se non può dirlo) lassù sulla montagna in tempi sovietici si scrisse la parola “pace” che ancora troneggia. Rivoluzione oggi, sembra suggerire Igor, si può dire solo così.
In viaggio con la Billefjord
La volta che il capitano Caguicla, anima bella, lascio’ per qualche minuto alla guida della MS Billefjord la ragazza polpetta (ignorando che la suddetta nemmeno guida l’auto) giusto poco prima di avvistare il ghiacciaio Nordenskiöld. La ragazza polpetta, come si nota, non si emozionò affatto della cosa. E poi si incontrarono branchi di beluga, puff in in quantità, trichechi giganti e accampamenti scientifici e si brindò con whisky con ghiaccio di quassù (letteralmente di quassù, cioè pescato a mare in direttissima).
mercoledì 7 agosto 2024
L'arrivo alle isole Svalbard, mai più a nord di così
Isole Svalbard.




























