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martedì 6 agosto 2024

Hamn i Senja

 Nel 1881 il mercante di Tromsø Adolf Elias Lund si mise in testa che ad Hamn i Senja era ora di costruire, visto che poco più di 10 anni prima in zona era stato trovato un giacimento di nichel e aveva aperto una miniera. Gambe in spalla, vennero tirati su un molo, un emporio con ampio magazzino, una bakery, una stalla per le mucche, un tribunale, stanze per i viaggiatori di passaggio.



Lund era un tipo particolare: lunga barba, grande determinazione (come i parenti del negozio di pentola e di Tromso, l’edificio esiste ancora sulla Storgata!) e due grosse aquile sempre con se’ al posto -chesso’ io- di un paio di semplici cani (non so quanto la moglie Hanna fosse d’accordo).





La comunità di Hamn in quegli anni raggiunse il suo apice e sfiorò le 650 persone, tra pescatori, minatori, famiglie, mercanti. E la cosa che più colpisce passando qualche giorno quassu’ e guardando le antiche foto e’ pensare che quando riemergevano dalla terra i minatori per una buona manciata di mesi all’anno trovavano luce sempre. Una luce potentissima come solo quella del nord riesce a essere. Certo, per i mesi restanti li aspettava il buio, ma non posso non immaginarmi quando - risalendo dopo una giornata di lavoro di luglio - si lasciavano abbagliare a pieno viso per recuperare tutto quello che le visceri li’ sotto avevano tolto loro.

Rimanendo accecati dalla bellezza che qui è davvero davvero davvero abbacinante.









martedì 30 luglio 2024

Viaggio a Nord della Norvegia


Tornare al nord e alle terre di frontiera. In una stagione che per loro è quella di bassa, perché chi viene quassù lo fa perlopiù durante la notte polare e quindi ora è tutto pacato, dormiente, rallentato (la gioia di mettere in fila queste tre parole qui, mamma mia!!). Oltre che - diciamolo- la gioia di un fantastico +10 gradi che per chi arriva dalla rovente Milano significa godersi appieno il proprio piumino (al solo sentirmi usare questo termine, ieri my sister ha avuto un mancamento).

L’esplorazione nella terra dei Sami (quelli che malamente un tempo chiamavamo lapponi) e’ cominciata in Finlandia qualche anno fa e poi è proseguita su libri e papers vari nei mesi prima di questa nuova partenza verso la Norvegia, quando la ragazza polpetta, che di secondo lavoro fa la stalker patentata, ha contattato non so più quanti docenti e studiosi e curatori. E tutti (santi subito) le hanno risposto! E anzi hanno rilanciato inviando volumi digitali, consigli e suggerimenti accuratamente annotati nel taccuino di viaggio.
Così nella Tromso di Amundsen per prima cosa ci precipitiamo al Nordnorsk Kunstmuseum dove la voce dei Sami dialoga con quella di altri nativi e del Pulitzer Navajo Raven Chacon, che esplora i suoni affini e butta giù i pregiudizi a colpi di ritmo e grafismo. Perché per i Sami così come per l’artista Ingunn Utsi, per dirne una, le pale eoliche sono l’ennesimo scempio sulla via delle renne. Come a ribadire: anche nella presunta ecologia, noi altri teniamo stretti un sacco di stereotipi che forse sarebbe ora di rivedere. Come gli stereotipi dei Sami solo tradizione e costumi colorati. Eccoci quassù per provare, anche a questo giro, a rimettere tutto in discussione ed aprirci all’eco delle terre di frontiera, ai Sami contemporanei che creano un’arte che parla dei loro antenati e quindi pure di noi, e degli esploratori che, comunque vada, partono alla ricerca di chi si è sperduto tra i ghiacci (che qui poi, lo sappiamo bene seppur fingiamo di scordarlo, la natura domina ancora senza far quasi nemmeno un plisse’).