31 acri.
2000 alberi.
31 acri.
2000 alberi.
Quando sua moglie Maria Guilhermina si ammalò gravemente, il possidente azzorriano José do Canto si mise in testa di realizzare per lei qualcosa di memorabile. Siccome le sue passioni d’elezione erano due, la poesia e la botanica, e siccome aveva viaggiato parecchio sul continente e la liquidità certo non gli mancava, convocò l’architetto francese Andre’ Breton e gli chiese di costruire per Maria una chiesa neogotica che diventasse un domani luogo del di lei (e poi di lui) eterno riposo. Un luogo dalla poesia struggente, circondato da un giardino immenso affacciato sul lago di Furnas in cui il gusto gotico francese si fuse con le istanze micaelensi locali. La chiesa venne inaugurata nel 1888, un anno dopo la morte di Maria Guilhermina Taveira Brum da Silveira.
Stregata dalla Grande Brera. Vista ieri, per la prima volta, e da ieri ci penso.
La mostra di Dubuffet è come la biblioteca di Warburg. Ci vai e scopri che il libro di cui ti innamori e’ proprio accanto a quello che andavi cercando. Così, qui in mostra, ti innamori un bel po’ di volte di ciò che non pensavi di trovare. La prima volta di Aloise Corbaz, reclusa per la maggior parte della sua vita in ospedale psichiatrico. Colorata, eccessiva, graffitica, ha una storia d’amore (immaginaria, ci dicono, ma vai a sapere) con Guglielmo II. Poi c’è il barba che pare un Santo e infatti è Giovanni Battista Podestà, afflitto e sostenuto da una bruciante fede cattolica che tutto contagia e salva. Poco più in là il nuovo amore e’ Marie Bouttier, che in trance disegna creature di foglie e insetti, pesci, larve e segni. E di Madge Gill che parla coi morti (arte delle arti) e di tutti gli altri che qui intorno saltellano, compaiono, scompaiono.