sabato 9 agosto 2025

Cliff of Moher o l'immensità

Le leggende che abitano le Cliff of Moher potrebbero occupare un intero tomo della Treccani (e starci forse persino strette): comprendono sacrifici d’amore, streghe e spiriti marini, pecore smarrite, giovani trasformati in cigni, S. Patrizio (sempre e ovunque) e seducenti canti di sirene.

Però, quando ti metti a leggere per benino, l’impressione più forte la crea la loro lontananza:
-si sono formate 320 milioni di anni fa
-sulle lastre del percorso ci sono le tracce a serpentina di animali invertebrati di allora che sono passati qui
-si innalzano di oltre 200 metri sul mare
-sul tavolato di arenaria che si protende verso l’oceano si trovano le tracce fossili di un animale sottomarino che a quel tempo (sempre i 300 milioni di anni fa di cui sopra) nuotava libero nell’Oceano
-si protendono verso l’infinito (ovvero cercano di toccare le Aran Islands e l’impresa pare impossibile).
Le abbiamo viste dal mare ieri e le abbiamo viste dall’alto oggi. Non saprei dire in che veste sono più sontuose negli infiniti strati di roccia che le compongono.
Cliff of Moher o dell’impressionante stupore.






L'Irlanda e le ferite a vista

Ferite a vista.

La grande carestia causata dal parassita della patata di metà Ottocento.
L’Irish Diaspora, la migrazione di milioni di persone verso gli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore.
La guerra di indipendenza in senso lato, dal lunedì di Pasquetta del 1916 sino ai troubles durati fino al cessate il fuoco degli abbi Novanta.
Se visiti l’Irlanda queste tre ferite le incontri dappertutto e sono più che cicatrici (con tutta la retorica che accompagna ormai questa parola), perché per molti versi fanno ancora parecchio male, come il memoriale della carestia di Rowan Gillespie o come l’EPIC museum dedicato all’emigrazione. E poi ci sono lotte viventi al carcere di Kilmainham Gaol, ma pure per le strade e i parchi (a Dublino nei punti delle insurrezioni come il gazebo allestito per i feriti del 1916, a Belfast nei muri parlanti). E ci sono le foto dei tanti lavoratori del castello Kylemore per cui l’arrivo, a metà Ottocento, di un ricco finanziere rappresentò la fortuna di avere lavoro per un po’ di anni di fila, fortuna a lungo insperata. In un momento in cui di memoria parliamo tanto -soprattutto in virtù di quello che chiaramente non abbiamo per nulla imparato del nostro abusato e novecentesco “non dimenticare”- sicuramente la storia vivente di Irlanda ci dice parecchie cose se solo stiamo ad ascoltare.






venerdì 8 agosto 2025

Yeats o della mente poetica

Quando tre sere fa siamo arrivati a Sligo, prima di cenare siamo andati in pellegrinaggio alla tomba di Yeats e, subito dopo, a trovarlo in forma di statua, a pochi passi dal fiume. La scultura che lo rappresenta è ricoperta di lettere incise e sta a due passi dal centro di poesia (anzi di poetical mind) a lui dedicato. Un sacco di percorsi e strade qui parlano del poeta che come nessun altro canto’ l’Irlanda e potrei raccontarvi di come mi son commossa a vedere i suoi luoghi e a sentire quanto qui tutto quello che lui ha scritto ha un senso più genuino e terrigneo. Ma la cosa che più mi ha travolta è stata una signora bionda che, vedendoci lì con la statua, ci ha detto che lei è insegnante e poetessa perché quando cammina per le strade che lui ha percorso anche lei si sente ispirata. E insomma ci ha abbracciati forte (prima me e poi Ricky) recitando dei versi di Yeats. E poi è andata via ridendo e un po’ piangendo. Come avrebbe fatto lui alle pendici del suo Ben Bulben, il monte maestoso di qui che più belli di così e’ difficile trovarne.







Innamorarsi dele Aran Islands

 Aran Islands.

Quella parte del mondo dove:
-il vento spiana tutto ogni giorno
-maestranze in lotta con le intemperie nel secondo millennio prima di Cristo innalzarono un monumento circolare immenso, dedicato probabilmente a Aengus, dio dell’amore e della poesia
-S.Edna, vissuto tra il V e il VI secolo e convertito al cristianesimo per ispirazione della sorella badessa, superò l’oceano per venir qui a fondare i suoi monasteri
-le donne trasformarono in arte la lavorazione della lana, disegnando su ogni maglione motivi diversi e inconfondibili
-gli abitanti pionieri si scontrarono ogni giorno con una natura ostile che spesso impediva gli approvvigionamenti finché decisero di arrendersi ad essa e lasciarla comandare
-un film immenso come L’uomo di Aran divenne racconto antropologico delle battaglie quotidiane dei pescatori di qui
-il baffuto drammaturgo John Millington Synge venne e tornò e sempre tornò ogni estate, perché le Aran lo avevano folgorato
-le persone parlano ancora fieramente, tostamente, gioiosamente gaelico (e cucinano squisitezze irlandesi)
Aran Island. Per me: le Svalbard irlandesi.
(E Mike, la guida locale più fantastica che ci sia).
















giovedì 7 agosto 2025

Una casa in Irlanda

 Tra le cose belle del viaggiare in Irlanda c’è la possibilità di dormire in case che trasudano vite di qui. Tra quelle emozionanti di questi giorni c’è una casa di pescatori, a pochi minuti da Downings, regina della pesca delle aringhe. Nella casetta bianca vista oceano dove siamo stati ospitati da Heather, i pescatori hanno dormito sino agli anni Novanta, catturando tonni enormi e adoperandosi contro i pericoli degli squali (testimonianze appese alle pareti della sala comune dove si fa colazione). Poco prima ci eravamo fermati in una grande casa vista oceano che l’attuale proprietario ha rilevato perché sua nonna Ellen “Nellie” Gray si era innamorata di questi luoghi e, dopo la luna di miele, ci era tornata periodicamente esplorando palmo a palmo la Causeway. Invece, non lontano da Sligo siamo stati accolti da Michael che con la sua famiglia (e la cagnona Juno) ha rilevato un’antica rimessa di carrozze non lontano dalla dimora della leggendaria Contessa Constance Markievitz, protagonista dell’indipendenza irlandese e del lunedì di Pasquetta del 1916.








Il giardiniere di Kylemore Abbey

Quando la casa del giardiniere di Kylemore Abbey e il suo regno, al netto di tutto, valgono mille volte la casa padronale tanto sono di una bellezza struggente.









Kylemore Abbey

Durante la luna di miele nel parco del Connemara il finanziere Mitchell Henry e sua moglie Margaret Vaughan si innamorarono di questi luoghi. Quel pic-nic del 1852 si trasformò in progetto e 13 anni dopo sul lago comparve un castello che oggi è la maestosa Kylemore Abbey con i suoi giardini perennemente in fiore dove i nove figli della coppia vissero le più incredibili delle avventure (tra leggende di cavalli bianchi che emergono dal lago e giganti locali che spostano montagne). Quando Margaret si ammalò e morì durante un viaggio in Egitto, Mitchell fece costruire anche una chiesa gotica in sua memoria (angeli al posto dei gargoyle, come sarebbe piaciuto a lei). Il castello passò poi ai Duchi di Manchester, che travolti dai debiti di gioco lo mandarono in malora. Poi però, in fuga dal Belgio durante la prima guerra mondiale, un gruppo di suore benedettine (le dame di Ypres) rilevarono la tenuta, si misero al lavoro -come impone la loro regola- e riportarono Kylemore al suo impressionante splendore trasformandolo anche in collegio. E’ un posto vividissimo, questo. Quasi quanto la leggendaria torta di mele delle suore che non abbiamo potuto non provare (e per Ric la crema a guarnizione era “come quella della mia nonna”. Dall’Irlanda alla Romagna, non penso ci sia altro da aggiungere).