domenica 3 agosto 2025
Belfast, o del bucare una gomma - essendo tremendamente fortunati
La lettura (e la scrittura) in Irlanda sono cose serissime
La lettura (e la scrittura) in Irlanda sono cose serissime. Ieri abbiamo visitato la maestosa e impressionante Old Library, che custodisce un patrimonio librario immenso su cui troneggia la gigantesca sfera terrestre che Luke Jerram ha realizzato con le scansioni di migliaia di fotografie della Nasa. Gaia, così si chiama l’installazione, dovrebbe essere un memento sui temi ambientali anche se in realtà pare dirti: “Nei libri trovi il mondo. Sappilo ascoltare”.
sabato 2 agosto 2025
Kilmainham Gaol o della libertà
Visitare luoghi dove sono accadute cose che stracciano l’aria nella gola - ma sai che devi andarci, soprattutto quando senti di non saperne abbastanza. Abbiamo percorso la prigione di Kilmainham Gaol con Jonathan, che è un uomo di una fisicità eccezionale: raccontano i suoi gesti, i suoi occhi chiari, il modo in cui -in punti che solo lui conosce- posa la giacca lunga. Qui a Kilmainham Gaol, ci ha spiegato, furono rinchiusi perché avevano rubato pane durante la grande carestia i mendicanti e i prigionieri destinati alla deportazione in Australia e Tanzania. E sempre qui furono incarcerati i bambini. Il più piccolo, hanno scoperto nei registri, si chiamava Thomas Roberts, era orfano e aveva tre anni (solo due meno della bimba che faceva parte del nostro gruppo di oggi, assieme ad altri due, uno dei quali si e’ attaccato a Jonathan per tutto il tempo e lo ha investito di domande). Qui sono stati rinchiusi e poi fucilati 14 ribelli del Lunedì di Pasquetta del 1916, il giorno in cui tutto ebbe inizio e in cui l’Irlanda giro’ la boa che la avrebbe portata alla sua libertà. Qui il poeta repubblicano Joseph Plunkett sposò la sua Grace prima di essere ucciso (poi fu arrestata di nuovo, Grace, e nella sua cella dipinse una Madonna con bambino). Qui vennero fucilati James Connolly (legato a una sedia perché le ferite riportate in battaglia non gli permettevano di stare in piedi), Patrick e William Pearse. Qui venne rinchiusa la contessa indipendentista Markiewicz, la prima donna ad esser eletta in Parlamento e una delle prime al mondo a ricoprire la carica di ministro. Kilmainham Gaol fu chiusa nel 1924 e cadde in abbandono. Ma negli anni Sessanta un gruppo di volontari pensò che non dovesse finire in quel modo. Penso’ che quella storia andasse conservata, andasse tramandata. Per raccogliere fondi iniziarono a offrire la prigione come set cinematografico: “Michael Collins”, “Un colpo all’italiana” e “Nel nome del padre” non se lo fecero ripetere due volte. A Kilmainham Gaol si è fatta e si fa la storia di Irlanda. E probabilmente si fa ancora ogni giorno. Anche grazie a persone che sanno raccontarla come la racconta Jonathan.
Dublino, Temple Bar
Contrariamente a ogni aspettativa, temevo qualcosa di turistico, mi sono invece innamorata di Temple Bar, il quartiere più antico di Dublino che però è anche un progetto di riqualificazione urbana che è stato dibattuto per anni. Alla fine si è trovata questa via: gli antichi abitati e botteghe degli artigiani sono stati riqualificati e restaurati. No alti grattacieli, no marchi alla moda. Ora è un tripudio di musica dal vivo, istituti di cinema, scuole per tecnici del suono, pub in festa, gallerie d’arte, birra a profusione, librerie per creativi, atelier di tatuaggi.
venerdì 1 agosto 2025
Dublino, Trinity College
Stanotte dormiremo qui: un’oasi di quiete color cielo del nord.
giovedì 17 luglio 2025
Diana Markosian - Shirin Neshat: abitare l'assenza
“Non salutammo mio padre. La mattina dopo arrivammo in California. Allora non lo capivo, ma sarebbe stata la nostra nuova casa. Per mia madre il modo per dimenticare mio padre era semplice. Tagliò via la sua immagine da ogni fotografia di famiglia. Per me, quei buchi rendevano più difficile dimenticarlo. In America, ho aspettato che venisse a cercarmi. Non lo fece mai. Mi sono spesso chiesta come sarebbe stato avere un padre. Me lo chiedo ancora”.
My Grandfather's Suitcase, Father series, 2014-2024.
Courtesy of the artist
Due mostre, anche se sono lontane, possono avere sguardo similari: a Les Rencontres d’Arles 2025, Diana Markosian racconta in Père la ricerca del padre scomparso, portando lo spettatore nel suo viaggio personale tra memoria, assenza e ricongiungimento. Portata negli Stati Uniti a sette anni senza salutare suo padre, Markosian torna in Armenia quindici anni dopo, senza fotografie né indirizzi, per ricostruire un legame interrotto. Video e fotografie si intrecciano, restituendo la fatica e la delicatezza di una riconciliazione familiare, il vuoto lasciato da anni di separazione e la complessità di ritrovare chi ormai è un estraneo. Al PAC di Milano, Shirin Neshat ripercorre trent’anni di carriera con un corpus di fotografie e video-installazioni che indagano esilio, genere e identità culturale. Dai corpi femminili scritti con calligrafie poetiche di Women of Allah fino a The Fury, Neshat intreccia intimismo e politica, Oriente e Occidente, memoria collettiva e storia personale. Il suo sguardo mette in scena la distanza (e pure l'assenza) come condizione esistenziale, trasformando la frattura in energia creativa. Due percorsi, due generazioni, due linguaggi diversi: Markosian ricostruisce la ferita privata di una famiglia divisa, Neshat illumina le tensioni di un’esistenza esiliata e culturale. Entrambe a mostrare che l’assenza può essere materia poetica, e che guardare il passato con coraggio è il solo passo che abbiamo se vogliamo abitare un nuovo presente.





















