Da questo dirompente, commovente, spiritualissimo e concretissimo Milano Soul Festival mi porto a casa un’infinità di meraviglie e scoperte
• Cenare nel silenzio e usare solo i gesti al refettorio ambrosiano scatena gesti che non sapevamo di conoscere né di possedere
• Milano è luogo di cultura, design, arte, moda, ma ha anche bisogno di altro. Ha un bisogno estremo di quella spiritualità che fa parte del suo DNA, come ricorda Elena Beccalli, magnifico rettore dell’Università Cattolica, che è donna dal coraggio, la determinazione, l’intelligenza luminosa.
• David Grossman è uno degli esseri più essenziali, equanimi, profondi e immaginifici che abitino oggi sul pianeta terra (e Noseda è la voce italiana migliore che potesse incrociare)
• È passato il tempo delle cose nuove, ora è quello delle cose giuste, quelle che tutelano l’altro e creano fiducia
• Il Cardinale e Poeta José Tolentino de Mendoza è il maestro che ognuno di noi vorrebbe incontrare sulla sua via. E sorride in un modo che non vedevo da tempo
• La meditazione non è fuga dal mondo ma comprensione del mondo e delle sue vite. E lo si intuisce ancora di più se si ascoltano Raga indiani meravigliosi nella sacrestia di Santa Maria delle Grazie
La trama dell’oggi è la trama del noi, perché l’io in solitudine è destinato al fallimento. Ed è giunto il momento di rendersene conto dopo una bulimia di ego che ha preso a soffocarci
• Il vicario apostolico dell’Arabia Meridionale Paolo Martinelli, il docente di teologia islamica Adnane Mokrani, il rabbino David Sciunnach insieme sul palco del Salone d’Onore della Triennale sono mattoni di costruzioni nuove. E ancor più è mattone l’applauso al pensiero di Mokrani, per cui non esisterà pace finché non esisterà un’associazione interreligiosa dei diritti umani che renda realtà inconfutabile il concetto per cui nessuna vita vale più di un’altra. Mai, in nessuna circostanza
• Ad Abu Dhabi esiste un progetto architettonico unico al mondo firmato da David Adjaye. La Abrahamic Family House raccoglie in uno spazio comune una sinagoga, una moschea, una chiesa: ognuno col suo edificio, ognuno con le sue differenze. Ma ci si ritrova nella piazza e nel giardino, ogni giorno insieme perché una fede non esiste se non si riconosce l’altra. Come era (e come prima o poi sarà ancora) a Gerusalemme
• Stringere la mano al prof. Adnane Mokrani trasmette senso e fa svoltare qualunque domenica di pioggia
• Se ci abituiamo a lasciare andare, la vecchiaia è una bellissima, esuberante scoperta
• Non trovi il sublime se lo cerchi. Lo trovi se hai fortuna. E la fortuna è una finestra lasciata aperta sulla soglia del tuo cuore, come racconta Maia Cornacchia riecheggiando Krishnamurti e il suo peso rivoluzionario sulle generazioni del ’68 (lui che disse che non dobbiamo avere maestri, nemmeno in noi stessi)
• Nicola Lagioia in San Nazaro in Brolo fa riecheggiare Macbeth, Shakespeare, Ungaretti, Svevo, Conrad, Tolstoj e gli altri. E ci ricorda e regala, in stato di grazia e veracità, il potere taumaturgico della letteratura
• Arnoldo Mosca Mondadori assieme ai carcerati trasforma in violini i legni delle navi in fuga nel Mediterraneo e ridà voce e vita ai migranti (anche grazie al tocco talentuoso di Issei Watanabe)
• Il monaco zen Fausto Tairen Guareschi ha avuto per maestro d’elezione il presbitero e intellettuale Ernesto Balducci, che non conoscevo e di cui – dopo una manciata di ricerche – non ci si può non innamorare
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